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Fly Angling Club Milano |
MARTHA’S VINEYARD - Giugno 2009
E pensare che se me l’avessero raccontato prima di partire avrei veramente
stentato a crederci. Un posto incredibile, un mare incredibile, dei pesci
incredibili in quantità incredibile. Insomma tutto incredibilmente incredibile!!
Questa è stata la parola che sicuramente abbiamo pronunciato di più durante la
nostra permanenza su quella che sicuramente ritengo un’isola bellissima e non
solo per quanto riguarda la pesca.
Un posto che sembra non appartenere all’uomo. Pare quasi di
vivere in un disegno animato di
Walt Disney con scoiattoli, procioni,
cerbiatti, etc. Il tutto in un ambiente verdissimo e ben curato, anche se molto
selvatico, che offre degli scorci veramente incantevoli. Lo stile New England è
dominante, con deliziose case in legno e giardini ricamati. Strade che corrono
per chilometri in mezzo a boschi impenetrabili. Campi da golf mozzafiato. Dune
di sabbia contornate da coloratissime rose selvatiche.
Pick-up
enormi e i tipici stores. Lagune bellissime che sfociano in mare con canali che,
a seconda delle maree che qui hanno un’escursione notevole, creano dei flussi di
corrente paurosi in entrata o in uscita. In generale pochi pescatori in giro, la
maggior parte a mosca e tra questi anche qualche attempata signora con tanto di
waders e catino! In ogni angolo dell’isola si respira profumo di pesca e
soprattutto di striped bass.
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Il tutto nasce da una mail ricevuta da Marco S. i primi
giorni di aprile. La sua intenzione è quella di organizzare un viaggio “fai da
te” a Martha’s Vineyard nei primi giorni di giugno. La proposta di Marco mi
alletta moltissimo, anche se la data di partenza
abbastanza ravvicinata e un po’ di problemi al lavoro condizionano non poco la
mia decisione. Ma la voglia è tanta, oltretutto il budget di spesa è veramente
contenuto. Ci penso un paio di giorni e poi decido: si va! Inizia l’attesa con
il conto alla rovescia dei giorni che trascorreranno tra preparativi, letture,
raccolta di informazioni, la preparazione dell’attrezzatura e la
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Pensate che la
misura minima consentita per lo striped è di settanta centimetri, ma è molto più
facile effettuare catture di misura superiore che inferiore. Durante la nostra
vacanza sono usciti pesci per lo più tra i settanta e gli ottanta centimetri e
un bel po’ di gran lunga sopra gli ottanta. Pescando solo da terra e senza una
guida locale, penso che sia un risultato più che soddisfacente. Purtroppo ci
sono mancati i bluefish, anche se a dire il vero, forse non li abbiamo nemmeno
cercati in quanto troppo presi dagli striped. L’unico posto dove abbiamo notato
la loro presenza ( tre finali tagliati! ) è stato a Chappaquiddick, piccola
isoletta adiacente a Martha’s, raggiungibile con una “traghettata” di soli
cinque minuti a bordo di una specie di chiatta motorizzata molto rudimentale,
che trasporta, guarda caso, solo due auto alla volta! Il posto è semplicemente
incantevole. Dal parcheggio in cui lasciamo le auto si snoda un sentiero molto
suggestivo che conduce al mare, completamente immerso nel verde e che ha il
selciato interamente ricoperto da frammenti di conchiglie bianche. A proposito
di parcheggi, va sottolineato il fatto che in questi posti l’auto non la si
lascia dove capita, ne tanto meno sul ciglio della strada quando si scorge un
punto interessante dove andare a pescare. Vi sono delle aree ben precise in cui
parcheggiare. Una volta raggiunta una di queste aree, si parcheggia e a piedi ci
si dirige nella zona di pesca.
Dopo un’intera notte di pesca, la nostra giornata grosso modo si svolgeva in
questo modo: rientravamo verso le sette della mattina. Si andava a riposare più
o meno fino a mezzogiorno. A questo punto, ben organizzati e con i compiti ben
suddivisi, si procedeva a preparare il pranzo. Chi cucinava, chi apparecchiava
la tavola, chi preparava bruschette e pane tostato, etc…. Finito di pranzare (
cosa che solitamente avveniva intorno alle sedici, a volte anche abbondanti ) si
lavavano i piatti e si dava una veloce rassettata alla casa. Di tanto in tanto
spuntava un morsetto per costruire la solita “mosca giusta” che manca sempre
nella scatola. Alcuni facevano un veloce giro al super market se necessario,
dopo di ché adunata e via, di nuovo a pesca. Insomma una vera e propria
logorante e durissima vitaccia!!!
J
Grande ed indimenticabile vacanza, sicuramente caratterizzata da un insieme di
fattori che l’hanno resa perfetta. Oltre al posto e ai pesci, va anche detto che
il tempo è stato costantemente dalla nostra parte, consentendoci di pescare
sempre in buone condizioni ( a parte un solo giorno caratterizzato da un vento
fastidioso ) e il mare sempre in condizioni super favorevoli, cosa non da poco
visto che di Oceano si tratta.
Ma la cosa che forse più delle altre ha segnato
positivamente questa vacanza, andando di netto contro al più
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Attrezzature
Generalmente abbiamo tutti utilizzato canne con lunghezze
tra i nove e gli undici piedi, per lines dalla otto alla dieci esclusivamente
galleggianti. Mulinelli di buona stazza, ben caricati e dotati di buone
frizioni, che spesso si sono sentite “cantare”. Personalmente come finale ho
sempre usato un twisted con tippet
da
15 o
Da non dimenticare assolutamente è la pila. Senza questo
accessorio non si pesca! Nei momenti in cui la luna manca il buio è veramente,
come si suol dire, buio pesto. Di notte oltre all’oscurità vi è anche un’umidità
notevole che bagna inesorabilmente tutto. Quindi rain
jacket
d’obbligo e borsa impermeabile per tutto quello che non si
deve bagnare, tipo foto camere, video camere etc… Ad un certo punto della notte
si è presi anche dal famoso calo di zuccheri e se non si ha qualche cosa da
mordere diventa dura. Un pezzo di cioccolata o una delle tante barrette di cui
sono ber provvisti tutti gli stores, sono di grande aiuto.
Mosche
Personalmente la mosca che ho usato maggiormente di notte è stata la Ray’s Fly
in quanto, avendone
alcune di piccole e poco vestite, erano quelle che meglio imitavano le
dimensioni delle sand eel predate dai pesci. Mentre nel magico momento del
cambio di luce serale, quando le sand eel si avvicinano a riva per infilarsi
nella sabbia, ottimi risultati li abbiamo ottenuti facendo “danzare” un Clouser
o un Jiggy, sempre di dimensioni contenute, con recuperi brevi e intermittenti.
Anche imitazioni di sand eel galleggianti hanno fruttato numerose catture
notturne. Un semplice ed esilissimo ciuffetto di bucktai fissato in coda e una
sottilissima strisciolina di foam legata sul gambo dell’amo, il tutto per una
lunghezza inferiore ai due pollici. Questo banalissimo dressing ha dato
risultati sorprendenti, sia per numero che per quantità. Recuperato più che
lentissimamente, veniva attaccato con decisione, con conseguenti gorghi in
superficie ben visibili grazie al chiarore della luna, che in certi momenti ci
ha regalato delle atmosfere magiche ed indimenticabili.
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Pur avendole usate per pochissimo tempo solo l’ultima notte, le Peanut Butter (
da noi più comunemente conosciute con il nome del loro ideatore Puglisi ) hanno
dato ottimi risultati sia per il numero di catture che per la loro taglia. In
questo caso le misure utilizzate erano abbastanza importanti, variavano cioè dai
tre ai cinque pollici. Forse, visto la buona presenza di pesce foraggio,
andavano usate prima e con un po’ più di convinzione... vedremo di testare
meglio la loro resa la prossima volta!!!