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Fly  Angling  Club  Milano

UNA BELLA (E FORTUNATA) GIORNATA SUL FIUME.

Venerdì 19 Marzo.

Il lavoro va un po’ a rilento; di tanto in tanto posso dare un’occhiata alla finestra: il cielo grigio va sempre più riempiendosi di nubi. Sono al corrente delle previsioni per Sabato e mi rammarico di non aver trovato nessuno disposto a condividere una giornata di pesca con me. Quando riaccendo il cellulare il primo colpo di fortuna si materializza sotto forma di un messaggio in segreteria lasciato da un amico: “Domani il tempo sarà perfetto per andare a pescare, ti va di accompagnarmi?”.  Certo che mi va!  Era proprio quello a cui stavo pensando e non mi sogno neanche di dire di no, tanto più che è ormai diverso tempo che, per vari motivi, non riesco a fare un’uscita.

La mattina successiva ci troviamo in tarda mattinata e partiamo speranzosi, dato il meteo che ha mantenuto la promessa di una giornata uggiosa di stampo prettamente autunnale. Arrivati a destinazione ci concediamo un rapido panino e poi via, sul fiume. Io mi attardo un po’ e quando raggiungo il mio amico lo trovo già impegnato a cercare di capire cosa mangino le trote. Infatti la natura segue il suo ritmo, per noi umani difficile da decifrare e, con la pioggerellina, la giornata regala un’abbondante schiusa di March Brown. Ma non sembra che i pesci mangino le imago, piuttosto si dedicano a catturare subimago ed emergenti bollando e ninfando tranquilli e con molta selettività.  L’amico incanna un paio di pesci con una Red Spinner e, vistomi arrivare, mi segnala una serie di bollate poco più a valle della sua posizione. Comincio a pescare e scelgo un’emergente in cdc su amo del 14: niente. Forse sbaglio qualcosa, magari la presentazione o forse il finale in fluocarbon del 15 è eccessivo.  Mi fermo ed osservo l’acqua: ecco la bollata!.

Questa volta ho visto bene, ha preso una piccola effimera, una Baetis; in più la fortuna mi aiuta per la seconda volta, questa sotto forma di una mosca che mi si posa sulla mano consentendomi di valutarne bene la colorazione. Certo che stavo facendo un grosso sbaglio: tutto concentrato sulla presenza delle grosse effimere non avevo guardato l’acqua con la dovuta attenzione! Monto una Olive sul 18, lancio e…..l’acqua si apre rotta da una grossa bocca che afferra la mia mosca. Alla ferrata segue una potente fuga che sbobina tutta la coda. Alla fine slamo una bella iridea sicuramente superiore al chilo.

Proseguiamo così, di pari passo, io e il mio amico, con catture non frequenti, ma di gran soddisfazione per la selettività dei pesci e la loro difesa potente una volta allamati. Più tardi decido di spostarmi un po’ a monte, dove una buca più profonda, che ben conosco, ospita di solito nel sottoriva magnifiche trote laureate in entomologia e specializzate in…….”effimerologia”.  Mi dico che, se riesco a prenderne una, la giornata sarà memorabile, ma passa il tempo senza che le numerose trote, tutte grosse, che mi bollano davanti, degnino di uno sguardo le mie mosche.

Ogni tanto guardo a valle, dove l’amico continua a ferrare bei pesci, e penso che forse ho fatto un errore a spostarmi, ma tant’è, meglio insistere. Alla fine la fortuna mi aiuta ancora facendomi notare, sull’acqua, una piccola forma chiara. E’ sicuramente un insetto, ma, data la distanza e le dimensioni, non riesco e distinguere cosa sia. Proprio mentre la osservo una grossa testa buca la superficie e cattura la mosca. La mia mano corre subito alla scatola giusta: l’idea è quella di montare una piccola Peute sul 18. Ed è l’idea giusta, finalmente!  La Peute non mi delude e, per l’ennesima volta, mi consente di averla vinta sulla diffidenza delle trote.

Al calare dell’attività dei pesci, ormai stanchi e infreddoliti torniamo all’asciutto desiderosi di qualcosa di caldo e di riposo.  Siamo davvero contenti. Il fiume, la sua macro e microfauna, il tempo ci hanno regalato qualche ora di puro divertimento e, soprattutto, ci hanno consentito di entrare, ospiti innaturali, a far parte di un ciclo vitale meraviglioso, vivendolo dall’interno quasi come dei veri protagonisti; insomma l’essenza stessa della pesca a mosca.

Nicola Chiappinelli