|
 |
Fly
Angling Club Milano |
Un altro articolo del Comandante Ballarin scritto per la
rivista del club "Consigli di Pesca" nel lontano aprile 1980
FRUSTARE IN
ACQUE
FERME
lo sono convinto che verrà il giorno in cui, a forza di costatare che, in
quasi tutti i torrenti, la resa della pesca a frusta avrà raggiunto un
livello bassissimo, saremo costretti a praticare il nostro sport preferito
su quelle acque tanto trascurate e snobbate: le cosi chiamate “acque ferme".
Gli inquinamenti e la grande proliferazione dei pescatori che, in pochi anni
si sono moltiplicati per cento, sono i fattori principali della rarefazione
dei salmonidi. I mezzi di locomozione a portata di tutte le tasche hanno
certamente contribuito al depauperamento della nobile specie. Ai giorni
nostri è ben raro catturare una trota indigena, cioè nata e vissuta
nell'acqua ove è presa. La maggior parte delle nostre catture è costituita
da trote seminate dai vari stabilimenti ittiogenici tramite i Consorzi
Provinciali e i Comitati Regionali. Anche la vicina Jugoslavia, in altri
tempi rinomata per l'enorme quantità di pesce pregiato, si è vista costretta
a controllare entrata e uscita dei salmonidi, e deve solo alla sua
oculatezza amministrativa se, ai giorni nostri, essa può ancora contare su
di un afflusso turistico alieutico molto importante nella sua bilancia
commerciale.
Prepariamoci dunque a praticare una pesca a frusta, diretta alla cattura di
una specie di pesce meno pregiata e, per fortuna, ancora molto numerosa;
intendo parlare della pesca ai ciprinidi!
C'e un detto spagnolo che suona cosi:
"En tiemqo de hambre no hay pan duro" che in lingua
italiana significa “ in tempo
di fame non si rifiuta il pane duro”.
Questo proverbio se lo debbono mettere in testa tutti quei frustaioli
che arricciano il naso al solo pensare di dover pescare con la frusta un
solo pesce che non sia salmonide.
E parlando di ciprinidi a cui il primo premio di furberia spetta al
cavedano, io direi che un uguale premio per la combattività spetta alla
scardola.
Questo simpatico ciprinide vive in acque quasi sempre ferme, ma lo si trova
anche nei grandi fiumi e precisamente in quelle lanchette residue di grandi
piene, ove l'acqua
ristagna ed abbonda il canneto. Vive e si riproduce in quasi tutti i laghi
di pianura e qui in Lombardia lo si trova in moltissime cave. E’ un pesce
giocherellone e nervoso, pronto a ghermire tutto ciò che cade nell'acqua. Va
in amore da maggio a tutto luglio, depone le sue uova alla base dei canneti
e tra la poltiglia della vegetazione subacquea.
lo ho pescato per la prima volta le scardole proprio per puro caso. Mi
trovavo col mio piroscafo in attesa di un carico di arachidi nel porto di
Madras, sulla costa indiana del Malabar e un giorno, nel recarmi col taxi a
vidimare i registri di bordo presso la nostra Agenzia Consolare, situata in
periferia, tra il verde della campagna, notai che in un grande stagno
costeggiante la strada, v'era una intensa attività tra le canne e tutta la
superficie dell'acqua era costellata di bollate.
È ovvio il dire che, il giorno dopo, di primo mattino, previo appuntamento
col tassista, mi feci trasportare, munito di canna da mosca ed accessori, in
quella località.
Era uno stagno fitto di vegetazione subacquea intervallato da larghe fasce
di ninfee circondate da canne palustri. Compresi subito che era difficile
eseguire dei lanci, ma prima di arrendermi volli girare alla ricerca di
qualche punto dello stagno più adatto al mio desiderio. Ritornai quindi in
taxi e feci un giro di ricognizione lungo tutta la sponda dello stagno e
finalmente decisi di fermarmi in un posto di vegetazione più rada. L'acqua
era abbastanza chiara e, osservando il canneto, notai un esteso
ondeggiamento di acqua e canne certamente provocato da un'enorme quantità di
pesce in movimento. Per evitare che il pesce vedesse i miei movimenti,
voltai le spalle allo stagno e, in tutta fretta annodai una Red Spinner, amo
14 al finale ed eseguii primo lancio, posando la mosca dove l'onda lambiva
le ninfee.
ln un baleno vidi la mosca succhiata da un bagliore di ventre argenteo;
riuscii a malapena a domare la preda furiosa per pochi secondi; la vidi
sgusciar fuori d'un balzo per ripiombare
fulminea fra le ninfee. La lenza tenera e vuota mi indicò che il pesce s'era
portata via la mosca.
Dalla confusione e dal tramestio che si generò in quel tratto d'acqua, capii
che avevo a che fare con dei pesci in frega. Attesi quindi che tutto si
calmasse, riannodai una nuova Red e spostando il lancio il più lontano
possibile dalle ninfee, ripetei la posa. Questa volta la "scossa" mi trovò
pronto alla risposta e ciò impedì inesorabilmente alla preda di intrufolarsi
tra le ninfee. Ci fu un po' di gazzarra, con fuggi - fuggi generale e
gracidio di ranocchi e di pesci in frega, ma alla fine guadinai una
bellissima scardola dalla pancia larga che forse s'avvicinava al peso di un
chilo. Era la prima volta che vedevo una scardola così grossa, ed era il
primo pesce non salmonide che prendevo con la frusta.
Subito dopo ne presi un altro paio della stessa statura con relativa
facilità, ma dovetti smettere la pesca perchè l'indiano del taxi non ne
volle sapere di assistere alla cattura e minacciò di lasciarmi a piedi se
avessi ancora continuato a pescare. Gli indiani sono molto religiosi e
considerano sacri tutti gli animali. Ho visto coi miei occhi dei contadini
indiani mettere degli stecchi tra un solco e l'altro del campo in modo da
fare da ponticello di salvezza alle cavallette superstiti, dopo un furioso
acquazzone che le aveva alluvionate. E pensare che quelle cavallette gli
avevano quasi distrutto tutto il raccolto!
Quel giorno di pesca a Madras m'insegnò che non erano soltanto i temoli e le
trote che si potevano catturare con la frusta. Il mio mestiere di navigante
mi diede l'opportunità di pescare scardole in diverse parti di tutto il
mondo e poiché la loro cattura mi risultò sempre facile mi costruii dei
finali con mosche senza ardiglione che facilitano di molto la
liberazione del pesce e non recano alcuna ingiuria alle sue labbra; il
divertimento è lo stesso e si evita il rimorso di uccidere del pesce che non
serve.
La confezione delle mosche non ha grande importanza, perché la scardola,
specie nel periodo di frega, (in Italia da Maggio a tutto Luglio) aggredisce
tutto ciò che le piomba nei pressi del canneto. lo sono convinto che si
comporta così perchè cerca di proteggere la sua covata dall'assalto di
insetti o di girini ghiotti delle sue uova.
Per il colore delle mosche ritengo più redditizie mosche di colore scuro con
gambo alquanto panciuto fatto con barbe di pavone con tre giri di tinsel
argento oppure oro ed hackles grigie, l'amo deve essere del nr 14. Le mosche
con amo a spillo senza ardiglione si possono costruire acquistando dai
negozi di pesca le apposite “barrette" in acciaio marca DUBBIED. E’ più
semplice però acquistare belle e pronte le mosche a spillo ossolane, del
tipo più piccolo.
ll finale da me preferito e lungo m. 2,50 e si può costruire su queste
misure: cm. 50 - 30 - 30 - 20 - 20-50-50.
lniziare lo spezzone dell'asola col diametro 0,45 mm e via via degradare lo
spessore in maniera che l'ultimo tratto di punta risulti dello 0,16 mm
oppure 0,14 mm. Questo finale vale tanto per la pesca a mosca secca quanto
per la mosca bagnata. Rende di più il finale a più mosche annegate; bisogna
però cominciare con sole due mosche e poi allenarsi ben bene prima di sapere
stendere 5 mosche bagnate. ll mio suggerimento è quello di usare al massimo
3 mosche distanti tra di loro 50 cm.
La pesca si effettua in vicinanza dei canneti; non appena effettuato il
lancio, tenere la lenza sempre tesa; la punta della canna va tenuta bassa
quasi a tuffare il cimino sotto la superficie dell'acqua e, dopo qualche
istante della posa, ricuperare a scossette di mano sinistra, al massimo 3
metri di lenza. Si ripete quindi il lancio e per il richiamo si può fare una
strisciata a ripetizione in modo da stuzzicare la curiosità del pesce.
I lanci corti è meglio ignorarli. I
lanci lunghi oltre i 10-1 2 metri rendono di più. ln ltalia i posti da
Scardole sono per fortuna ancora molto numerosi. L'inizio si può notare
all'epoca in cui la superficie dell'acqua si popola di quei noiosi fiocchi
bianchi costituiti dai semi di pioppo. I posti di frega sono evidenziati da
numerose bollicine d'aria prodotte dal movimento del pesce che strusciando
sulla base delle canne, le smuove provocando l'uscita di gas. ln tale
periodo si catturano degli esemplari intorno al mezzo chilo. E se per
combinazione se ne attaccano due o tre di quella pezzatura, vi lascio
immaginare la gazzarra !
Lo scorso anno, proprio all'inizio del periodo della frega, ho fatto provare
l'emozione ad un amico socio del nostro club, un giovane abituato ad andare,
almeno una volta all'anno a pescare il salmone in lslanda e in Scozia.
Siamo andati sul lago di Varese e ne prendemmo e liberammo tantissime.
L'amico alla fine si convinse che anche le povere scardole tirano forte
sulla lenza specie se sono in due o tre. E per concludere, ad una mia
richiesta circa la differenza tra i salmoni dell'lslanda e le scardole di
Varese mi rispose:
trovo convincente quel famoso detto spagnolo che:
“En tiempo de hambre no hay
pan duro".
Aprile 1980
Il
Comandante G. Ballarin
