original peacock pupa

La storia della Peacock Pupa è alquanto singolare e se vogliamo è stata un po’ testimone della nascita agli inizi anni ’90 del gruppone di pesca del Fly Angling Club di Milano. La prima volta che la sentii nominare fu dal nostro amico Giò Pirovano, alias Lo Svizzero (più frontaliero per la verità e quindi un po’ sangue misto), in una ormai lontana sera di 15 anni fa; come era allora  nostra abitudine, il lunedì sera veniva a farmi visita e spesso portava con sé qualche catalogo o rivista americana da mostrarmi. Fu così anche quella sera e una mosca in particolare colpì entrambi su un servizio di Fly Fisherman: la Peacock Pupa per l’appunto. Anche se Giò sostiene tutt’ora che vi era una foto di questo artificiale, sinceramente ne ricordo solo il dressing. In ogni caso come spesso accadeva, mi chiese di provare a farne qualche esemplare e stranamente (di solito faccio passare mesi) durante la settimana ne costruii una decina. La domenica successiva coincideva con l’apertura in Valtellina (apertura 1993) e come era usanza l’allora sparuto gruppo si ritrovò in bassa Valle e precisamente al bar di Delebio per caffè, brioche e relativi panini indispensabili alla sopravvivenza. Erano gli anni d’oro quando ognuno di noi sbranava svariate brioches, anche se il re indiscusso di questa attività è sempre stato senza rivali Daniele Guidi, conosciuto allora come il Muto: divorare 10/12 brioches  in 5 minuti non era alla portata di tutti. Anche per questo motivo il viaggio da Milano all’inizio della Valtellina era insolitamente lungo e quasi mai (almeno al mattino) era causato dal traffico: le lunghe soste di “ristoro” erano una prerogativa della nostra compagnia.  Agli inizi il gruppo “storico” era così formato: il già citato Daniele Guidi,  Giò con annessi 2/3 Svizzeri, Luca Inverardi, Eros Taglietti (in seguito assunse alle cronache come Salvatore da Bernareggio per via dei suoi trascorsi pittorico/artistici), Stefano Vanoncini (Gommino), da sempre mio compagno di avventure di pesca,  Mauro Lucchelli (Pisellino o Xamamina, a voi la scelta), lo sbarbatello del gruppo. A questi inevitabilmente bisognava aggiungere  una volta in loco Nino Corradini, Aldo Avella ed altri accoliti del Lambro Fly. Pochi anni dopo si aggiungeranno Roberto Pecorelli (l’universale Chiodo), Roberto Gozzo (non ricordo il suo nick name di allora), Corrado Corradini (Ciro il Guappo), Franco Festa (Frantone o Magnum PI), Fabietto Bertola (Bravaaaa,……… riservato a pochi intimi ), Lino Cartolari ed a alcune “meteore” del Fly che purtroppo sparirono nelle nebbie dei ricordi (uno su tutti il Vassallo del quale non ricordo più né nome né tanto meno cognome.

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Per farla breve, quell’apertura non fu certo una delle più esaltanti, qualche cattura di trota, qualche temolino piccolo piccolo (allora in bassa Valle non abbondavano) e tanto, ma tanto vento nelle ore centrali della giornata, anche perché a Traona, località a pochi chilometri dal lago, era nel bene e nel male quasi sempre una costante. Verso sera come al solito si calmò il vento e, prima timidamente, poi sempre più con insistenza e in modo persino strafottente,  iniziarono a bollare decine di trote, alcune anche di bella taglia, sulle lente lame di Traona. Iniziai a lanciare su queste maledette, ma regolarmente bollavano vicino al mio artificiale, ma mai su di esso. Anche i miei compagni di pesca non avevano risultati molto diversi. anzi. Dopo circa una mezz’ora di snervante e frustante insuccesso in mezzo a tutta questa attività frenetica, dopo aver cambiato svariati artificiali, mi venne in mente che in una tasca del gilet avevo un lussuoso scatolino di plastica dei formaggini contenente appunto una decina di quelle mosche indicatemi dal Giò: le PEACOCK PUPA. Ormai arrivato allo stadio successivo alla disperazione/incazzatura, ovvero quello della rassegnazione più cupa, montai uno di questi artificiali e lanciai appena a monte di una delle sempre presenti numerose bollate. L’artificiale si posò delicatamente sulla superficie piatta e dalla corrente lenta e uniforme, scese lentamente, scese e……….. un grosso, lento, importante gorgo lo fece sparire. Zac e………ovviamente, sbagliai la ferrata!!! Ancora incredulo per quella salita su un mio artificiale, svogliatamente e con un pizzico di incazzatura rilanciai a casaccio davanti a me, più che altro per distendere code e finale e…… nuovo gorgo lento ma imponente sul mio artificiale. Zac e…………che pirla, altra ciccata!!! Piccola crisi isterica alla quale per mia fortuna nessuno assistette (ero sceso a valle rispetto ai miei compagni di pesca di un centinaio di metri), mi sedetti, mi mangiai (meglio dire trangugiai) una piccola tavoletta di cioccolata, mi rialzai e…….. ci riprovo! L’artificiale si posò, fece non più di 2/3 metri e……stessa scena di prima, con la (per fortuna!) piacevole variante che questa volta la trota rimase attaccata e, dopo una relativa breve lotta, riuscii ad atterrare una bella trota sui 32/33 cm. Da lì per altri 30 minuti (poi arrivarono le tenebre attenuate solo da una luna piena sempre spettacolare da osservare) fu vera mattanza e ritrovai il mio miglior buonumore.

Beh, quella sera nacque una stella che tutt’ora brilla nell’universo degli artificiali: la PEACOK PUPA. Da allora di acqua ne è passata veramente tanta, tutti noi siamo cambiati,  un po’ tutto intorno a noi è cambiato (Valtellina inclusa), a me personalmente è cambiata tutta la vita, ma la Peacock Pupa rimane in pesca un punto fermo per me  e credo ancora per molti di noi. Da allora credo di averne personalmente costruite almeno 12.000/15.000 (una volta ne consegnai ad un pescatore di Modena 900 in un colpo solo ) e credo proprio che ne costruirò in futuro almeno altrettante. Ha catturato un po’ ovunque e un po’ di tutto, temoli, trote, cavedani, vaironi, scardole e, in una speciale versione, la PEACOCK PUPA SPEY HACKLES, anche qualche steel head.

Le misure maggiormente impiegate sono su amo del nr. 16 e 14, ma ne costruii anche su ami più grossi. Ne realizzai alcune anche in versione affondante, con la gold bead in testa; catturarono anche loro, ma per la verità, la maggior resa fu sempre nei pressi della superficie, appena sopra o sotto di essa.

Pochi altri artificiali risultarono costantemente catturanti come la Peacock Pupa nel tempo e nelle situazioni di acque ed ambienti il più svariate: la 042, la 05, la A.P.T., la SPENTINA, la BARBAGIANNINA e in seguito la V. 99. Di tutti questi artificiali ve ne parlerò prossimamente.

Il dressing e la sequenza di costruzione:

ORIGINAL PEACOCK PUPA: 

amo: TMC 3761 della Tiemco del nr. 16, 14 o similare

Filo di montaggio: xxf ultrafine thread della G.Benecchi color Emerald (verde smeraldo)

Coda: 6/8 fibre di pernice

Corpo: filamento della parte blu/violetta dell’occhio di pavone naturale (non tinto)

Rib: sottile filo di colore oro ovale; ho sempre utilizzato il metallic thread della G.Benecchi

Torace: 2/3 fibre di pavone non rasato

Hackles: 1 piuma di pernice

1) una volta montato l’amo, fisso con il filo di montaggio 6/8 fibre di pernice grigia o marrone   

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2)  si fissano nell’ordine il tinsel ovale dorato e un piccolo segmento quill ricavato dalla parte

centrale dell’occhio di pavone, quello di colore blu iridescente

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3)  avvolgo nell’ordine il quill di pavone formando il corpo e sopra di esso posiziono con più giri il tinsel dorato

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 4) fisso 2/3 fibre di pavone naturale non rasate

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5) con esse realizzo il torace

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6) fisso una piuma di pernice

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7)   giro ad hackles la piuma di pernice formando il collarino, realizzo il nodo finale di  chiusura

e fisso il tutto con una goccia di colla sulla testa.

L'artificiale è pronto per essere utilizzato !

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Marco Feliciani